Cammino
dei 5 Santi

“Chiesette, Capitelli, Edicole, Cassette, Pitture domestiche, Viae Crucis, Croci sono un patrimonio […] e rappresentano un pezzo importante di storia della Comunità civile e religiosa […] Chi li ha costruiti, in genere povera gente, aveva poco denaro, ma molta fede nella vita religiosa e sociale e un buono spirito di corpo”.

“Churches, Chapels, Wayside Shrines, Local Paintings, Boxes, Viae Crucis, Crosses all represent a legacy [...] and an important part of history for both the civic and religious Community [..]. Those who built them, usually poor people, had little money and yet huge faith in the religious and social life, together with a very strong team spirit“.

(Padre Attilio Collotto, Religiosità a Possagno. Segni e luoghi di devozione popolare, 1994)

Il Cammino dei Cinque Santi (CCS) costeggia e valica più volte il confine di tre località: Sant’Eulalia, Cassanego e Crespano, e consente di riscoprire alcuni angoli segreti di una religiosità popolare sulla quale le genti pedemontane hanno sempre radicato il loro senso di stare al mondo, tra sicurezze e paure, tra l’accettazione della durezza delle cose e la speranza di una vita migliore.

Dal punto di vista escursionistico comprende una graduale ascesa dalla località di Santa Eulalia, antica pieve o plebs del pedemonte asolano, ma già attestata in epoca romana (come dimostra il cosiddetto “sarcofago” di Caio Vettonio, dove è menzionata Misquile, la denominazione più antica del territorio). Si completa la salita attraverso Via Mussa e Via Rore fino all’oratorio di Sant’Andrea, che la tradizione addita come il più antico centro parrocchiale di Borso. Di qui si giunge alla chiesa di Santa Eurosia, antico oratorio pubblico collocato nel centro dell’antico borgo di Cassanego: di un’antica chiesa in loco si ha notizia fino dal XIII secolo.

Ancora qualche passo e si giunge a Ca’ Botto’, stazione di partenza e di arrivo dei percorsi alto-pedemontani tra Borso e Pieve del Grappa. Il ritorno è una panoramica discesa (sull’asfalto della via comunale oppure nel sentiero che lambisce la Val Cassanega) che stimola nell’escursionista una frequente messa a fuoco e un appello all’immaginazione, immergendolo in un paesaggio dove i manufatti ancora esistenti si alternano a ciò di cui si è persa traccia, il visibile all’invisibile: a S. Lucia un capitello segnala una presenza devozionale ancor oggi sopravvissuta e la località di S. Vito ci ricorda che la concentrazione di edifici di culto a questa altitudine (assieme quelli non distanti di San Vittore e San Prosdocimo) fa ipotizzare che qui Crespano anticamente si estendesse, poco sotto il Santuario della Madonna del Covolo.

Si arriva quindi all’antichissimo borgo della Gherla (XI sec.), a Villa Manfrotto-Canal (se ne costeggia la cappella gentilizia, il seicentesco Oratorio dell’Assunta) nonché al viadotto della ferrovia Decauville, via di collegamento da Bassano a Crespano durante la Grande Guerra ed infine alla contrada dei Savi.