dei Suoni
“Il paesaggio si impone con la sua grazia violenta, piena e rapida […] il manto agreste condizionato dall’uomo,
il mando boscoso (in altri tempi favolosamente esteso), gli alberi e il loro individuo definirsi nella fantasia dei fogliami,
il soave trapasso di ciascuno di questi elementi nell’altro. Dalla roccia all’ordinato anelito delle foglie, ai cori delle selve.
La tastiera dei legni, delle essenze vegetali, dal nocciolo al sambuco – sottigliezza, umile snellezza - fino al rovere primordialmente forzuto.”.
“The landscape imposes itself with a violent, full and rapid grace […], the agricultural mantle conditioned by men, the forest mantle (in other times fabulously expanded), trees and their individual defining through the creativity of the foliage, with a sweet transition of each of this elements into the others. From the rocks to the tidy yearning of the leaves and the choirs of the wilds. The woods, the herbal essences, from the hazel to the elder - thinness, humble slimness - up to the primordially strong oak.”
Il Cammino dei Suoni (CSU) permette all’escursionista di farsi largo entro una fitta rete di sentieri storici e di attraversare il territorio immediatamente a ridosso delle montagne crespanesi, tra le quali è possibile riconoscere le possenti dorsali del Frontal e del Monte Castel.
Per “suoni” si intende l’eterogenea ricchezza di sonorità che scandiscono ciascuna stagione in questo lembo integro di alto pedemonte. La lontananza da ogni forma di inquinamento acustico fa apprezzare i lunghi silenzi invernali, i rumori e i versi degli animali nel loro habitat, il gorgheggio dei torrenti dopo gli acquazzoni, lo scroscio dopo le piogge persistenti, lo stormire dei venti primaverili sulle fronde di carpini neri, ornielli, castagni. L’ambiente è spesso misticheggiante e proprio per la sua amenità il Cammino dei Suoni è tra i quattro Cammini quello che meglio si trova in sintonia con lo spirito di molte realtà presenti nel luogo tra cui quella di Ca’ Botto‘: qui l’ambiente convive con la presenza del-
l’uomo, metodica e al contempo rispettosa della natura.
Quanto al percorso, si parte dal Castegner dea Madoneta, tradizionale luogo di ritrovo per le feste della comunità paesana, i picnic e le visite al Giardino Vegetazionale Astego (ora centro di didattica e di tutela degli ambienti vegetali del Massiccio del Grappa), ma anche base di partenza per escursioni, guidate o in solitudine, sul Frontal oppure nella Valle di San Liberale costeggiando il greto del torrente Lastego. Per recarsi a Ca’ Botto’ l’escursionista deve procedere verso Ovest tenendo la Baita degli Alpini sulla destra; quindi deve scendere nella cosiddetta Valle Maledetta, per poi risalire nel territorio del Gorgon fino alla Cros de Pasin e alle Piere Rosse.
A questo punto, superata la strada comunale che conduce al Covolo, prima scenderà alla profonda e suggestiva valle dei Tre Bus e poi risalirà la valle fino alla Sorgente Ceccato e di qui alle Case Larghi, Case Rigo. Infine alle Case Fontanelle sarà ormai in prossimità della meta di Ca’ Botto’: fonti, sorgive, torrenti, masiere, appezzamenti e piccole borgate testimoniano la stabile e laboriosa attività dell’uomo proprio nelle terre intermedie, tra pianura e montagna, ovvero in quella che si può definire a pieno titolo Mezza Montagna. Lungo il percorso sono da segnalare le ampie e fertili distese dei Larghi, terreno lavorato abilmente in età medievale dai Monaci Gerolimini.
Non si dimentichi, inoltre, che questo tratto del Cammino – per la sua particolare regolarità altimetrica – si ipotizza rientri in uno dei numerosi tracciati della cosiddetta Pista dei Veneti (ovvero della Via Feltria) che avrebbe percorso tutto il pedemonte del Grappa, una “mesopotamia” di abitanti sempre laboriosi e capaci di raggiungere facilmente a Ovest la valle del Brenta, a Est quella del Piave.
Di ritorno da Ca’ Botto’, la nostra proposta escursionistica suggerisce di percorrere solo in parte l’itinerario dell’andata: infatti all’altezza della Sorgente Ceccato si potrà scendere in località Manfrot di qui sul Pra’ Secco e ai Cuniali e guadare, così, il torrente della Valle della Madonna. La risalita in località Brusamosca permetterà di agganciarsi alla via asfaltata (che porta alla Madonna del Covolo) e alle Piere Rosse. Al bivio della Cros de Pasin questa volta si scenderà a destra in direzione del Vivaio Onè per fare ritorno al Castagner dea Madoneta.
